Il primo autoritratto non si dimentica: disegnare significa anche riconoscersiCi sono disegni che restano perché segnano un passaggio: per molte persone, il primo autoritratto somigliante è uno di questi. Non è solo una prova tecnica: è un incontro con il proprio volto. Per la prima volta, ciò che si vede allo specchio trova una corrispondenza sul foglio. Non idealizzata, non semplificata, ma osservata. All’inizio, quasi sempre, l’autoritratto è piuttosto semplificato: occhi standard, bocca generica, un viso disegnato in modo schematico che difficilmente racconta chi disegna, e che non coglie le sfumature delle esperienze che quel volto ha accumulato nel tempo. Poi qualcosa cambia: le proporzioni si aggiustano, le asimmetrie emergono. Il volto diventa specifico e finalmente ci somiglia. Questo passaggio non riguarda solo il disegno. Riguarda la capacità di stare davanti a sé stessi senza scorciatoie. Richiede la capacità di osservarci per ciò che realmente siamo, e di trasmettere parti di noi agli altri attraverso la comunicazione non verbale del disegno. Autoritrarsi nell'era del selfie diventa un gesto rivoluzionario, che accetta il fatto che vedere richiede tempo, e che la somiglianza non è un effetto speciale, ma una conseguenza dell’attenzione. Un corso di disegno che include l’autoritratto come esperienza centrale non insegna solo a disegnare meglio: insegna a guardare con maggiore onestà il nostro volto, riflesso in quello specchio meraviglioso che è la nostra mente. L’autoritratto non serve a dimostrare bravura, ma a fare esperienza della somiglianza. |
Autore24H Drawing Lab Archivi
Gennaio 2026
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